Baskin

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Baskin libera tutti

Lo sport inclusivo per valorizzare le differenze

Che cosa è il Baskin. Baskin è l’abbreviazione di “basket integrato”, ma che rispetto a questo presenta una serie di caratteristiche specifiche, che si condensano in 10 regole e 5 ruoli. Il Baskin è nato per permettere a giovani normodotati e giovani disabili di giocare nella stessa squadra, ma si adatta a tutti i contesti in cui le capacità dei giocatori siano diverse. Per questo possono giocare nella stessa squadra persone con caratteristiche diverse: da quelle legate al genere (che nelle discipline sportive tradizionali impediscono la formazione di “squadre miste”), a quelle legate al corpo (peso, all’altezza, ma anche scarsa confidenza con il movimento legata alla mancata abitudine a praticare attività fisica). A Baskin può giocare chiunque sia in grado di fare un tiro in un canestro, grazie all’adattamento di diversi aspetti: 1. il materiale, nell’ uso di più canestri (due normali, due laterali più bassi, possibilità di sostituzione della palla normale con una di dimensione e peso diversi); 2. lo spazio, attraverso zone protette previste per garantire il tiro nei canestri laterali; 3. le regole: ogni giocatore ha un ruolo definito (numerato da 1 a 5 e con regole proprie) dalle sue competenze motorie e ha di conseguenza un avversario diretto dello stesso livello; 4. le consegne: possibile assegnazione di un tutor, giocatore della squadra che può accompagnare più o meno direttamente le azioni di un compagno con disabilità.

Abbattere le barriere di accesso (allo sport). Le barriere di accesso allo sport non si limitano alle persone con disabilità fisiche e motorie, ma sono estendibili anche a chi per condizioni contingenti (un periodo dello sviluppo in cui si è più “pesanti” o più “impacciati”) o per cultura (appartenenza a contesti familiari che non promuovono le attività motorie) “non si sente in grado” di praticare sport. L’eccezionalità del Baskin come disciplina inclusiva è la reale valorizzazione del contributo di ciascuno all’interno della gioco, perché il successo comune dipende realmente da ognuno (inserito in un ruolo “adatto” alle proprie capacità del momento). L’adattamento del Baskin personalizza la responsabilità di ogni giocatore durante la partita, permette di superare positivamente la tendenza spontanea a un atteggiamento “assistenziale” delle proposte di attività fisiche per persone disabili (in cui vengono “abbassati” i livelli prestazionali richiesti), rendendo il Baskin uno sport davvero per tutti. Consentire l’accesso alla pratica sportiva di una grande varietà di individui, diversi per capacità e competenze fisiche, intellettive, emotive, relazionali, è possibile attraverso l’ideazione di strumenti, regole condivise e interazioni che permettano ad ognuno di valorizzare il proprio contributo allo sforzo comune, di portare la propria diversità, la propria “relativa eccellenza” e i propri “relativi limiti”, partecipando alla composizione di un’identità collettiva, alla creazione di un gruppo, di una squadra.

I valori educativi del Baskin e “i quattro pilastri formativi”. La struttura interna del Baskin genera un circolo virtuoso grazie al quale le dinamiche relazionali che si creano partecipano a produrre l’identità educativa di questo sport. Il Baskin nasce proprio dalla relazione tra le persone coinvolte ed è la natura stesso dello sport che crea condizioni migliori per un processo educativo. Dall’interazione tra i diversi attori coinvolti (giocatori, compagni e avversari, allenatori o insegnanti, spettatori, …) emerge un processo formativo profondamente umanizzante che si appoggia sui 4 pilastri della formazione del Rapporto Delors (1997)[1]: il Sapere, il Saper fare, il Saper essere, il Saper convivere. Il Saper fare riguarda lo sviluppo motorio, ma non solo: per rispettare la dignità di ogni giocatore nel Baskin, i “canestri” occorre saper farli e saper operare in modo che tutti li possano fare, il che comporta, oltre allo sviluppo delle abilità motorie di base, l’acquisizione di una serie di gesti tecnici e atletici come padroneggiare tecniche e tattiche specifiche, sapere prendere decisioni, sapere accompagnare una persona in carrozzina, saper indirizzare un compagno verso la realizzazione del proprio compito. Il Sapere riguarda lo sviluppo cognitivo, composto da conoscenze e sensibilità culturale: rispetto alla diversità umana, la sua forza e la sua fragilità comuni a tutti, al riconoscimento delle potenzialità che aspettano di essere valorizzate, al linguaggio unificante delle emozioni. Il Saper essere riguarda lo sviluppo psicologico e emotivo: il Baskin favorisce lo sviluppo dell’autostima, accettando i propri limiti ma sapendo anche apprezzare il proprio potenziale, partecipa allo sviluppo dell’intelligenza emotiva, attraverso il potenziamento delle capacità di leggere dentro se stesso (consapevolezza di sé: punti forti e deboli), di riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri (gestione delle emozioni), di governare le tensioni (gestione dello stress, della frustrazione…), vivendo la competizione in modo equilibrato. Il Saper vivere insieme riguarda lo sviluppo sociale e relazionale:  l’esperienza del Baskin risana il valore educativo della competizione insegnando innanzitutto a cooperare, per migliorare se stessi e per scoprire le basi del vivere insieme, aiutandoci a interagire e relazionarci con gli altri in modo positivo (abilità per le relazioni interpersonali), a comprendere gli altri esercitando la nostra empatia, a lasciare spazio agli altri, a collaborare, a condividere, a rispettare le regole per permettere l’espressione di tutti.

La scuola come laboratorio di inclusione. Nel “contesto classe” convivono diverse abilità fisiche, intellettive, relazionali, diversi generi, diverse corporature e fisicità, diverse culture di provenienza e diverse identità socio economiche, diverse capacità motorie e competenze intellettuali, … Allo stesso tempo, la scuola aspira ad essere un contesto educativo inclusivo, valorizzando le competenze trasversali, i progetti individualizzati e, in generale la centralità della persona. Nella società è molto difficile rispecchiare questa ricchezza di differenze all’interno dei singoli contesti e un medesimo sforzo di pensiero ed azione volto a valorizzarla; questa è la sfida che la cultura inclusiva ha di fronte per poter “rivoluzionare” i contesti, includendo le diverse anime della comunità, conferendo qualità e coesione agli spazi delle relazioni. Il Baskin non solo valorizza bambini e ragazzi con disabilità fisica, motoria e cognitiva, ma anche per chi non ha un profilo “da atleta”, con abilità motorie medie (la maggior parte degli alunni nelle classi di educazione fisica) e allo stesso tempo però non esclude chi invece ha ottime abilità motorie e sportive e pratica forse ad alto livello: le regole del Baskin permettono infatti che ciascuno emerga al massimo del suo potenziale (ed eventualmente evolva cambiando ruolo all’interno della squadra). Le caratteristiche del Baskin permettono inoltre una riflessione “interdisciplinare” sull’inclusione e il suo senso culturale, sociale e politico: prova di questa “estensione” di significato è l’interesse che questo sport tra suscitando nel mondo universitario, anche internazionale.

Trasferire le “regole del gioco” nella comunità. In questo senso non si tratta solo di un’esperienza sportiva, ma anche di un “laboratorio sociale” in cui si sperimentano possibilità spesso negate dalle barriere che (secondo l’ONU) “rendono disabili” (forse anche chi non è “certificato” come tale). La valorizzazione delle diverse abilità ricompone un contesto frammentato in una dimensione unitaria che non limita e non punta a “normalizzare”, omologando in uno standard, presunto medio, non rappresentativo, che “parzializza” e allontana la gran parte delle persone (non solo quelle con disabilità) da una concreta partecipazione all’attività sportiva. La partecipazione di questa umanità, rappresentativa delle persone che costituiscono una comunità, in un unico spazio, al medesimo “gioco”, permette di rendere visibile ciò che proviamo ad immaginare attraverso la parola inclusione nella sua più ampia accezione. Lo sport è parte integrante della cultura di una società e si sviluppa in simbiosi con i cambiamenti che la contraddistinguono. Il Baskin è uno strumento praticabile, quindi rappresentativo ed esperienziale, che può trasferire i suoi riferimenti (tramite le agenzie ed istituzioni educative, le famiglie, le realtà del terzo settore e della società civile) in altri contesti inclusivi. Coinvolgendo bambini e ragazzi, lo sport inclusivo può sollecitare nella comunità dinamiche analoghe al Baskin, incentivando la partecipazione di tutti nella cura e rigenerazione del proprio territorio, così come nel sostegno delle persone con fragilità: le esperienze di processi di sviluppo territoriale anche internazionali mostrano infatti come i risultati più interessanti e duraturi dipendano dalla capacità dei progetti di “trovare un ruolo” per ciascuno (per i suoi talenti, le sue capacità, le sue ambizioni…).

[1] Il Rapporto è stato tradotto in italiano con il titolo “Nell’educazione un tesoro” ed elaborato nell’ambito dell’UNESCO dalla “Commissione internazionale dell’educazione per il XXI secolo” e quindi con una prospettiva planetaria.

Testimonza di Martina, 16 anni

Il mio sport: Baskin. Il Baskin è uno sport che si ispira al Basket, il regolamento   è stato modificato in modo radicale, introducendo nuovi canestri, nuove aree e nuove regole. Questa disciplina riesce a ” produrre” moltissima integrazione mettendo tutti i componenti di una squadra ( giocatori con disabilità fisica e/o mentale e giocatori normodotati) nelle condizioni di poter essere determinanti ai fini del raggiungimento della vittoria finale. Per quanto mi riguarda, il Baskin mi dà la possibilità di poter esprimere le mie capacità ( soprattutto motorie) in quanto sono  penalizzata dal mio problema motorio. La cosa più importante è che mi sono integrata con tutto il gruppo che è fantastico e che ogni anno, anche quando entrano a far parte elementi nuovi, vivo delle emozioni incredibili ed imparo tantissime cose nuove. La mia meravigliosa squadra che chiamo “gabbia di matti” è come una mia seconda famiglia!!!!”.

 

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