Come aiutarci? Con il tuo 5 X MILLE! Per dare voce alle persone con disabilità! Scegli Anffas Nordmilano

Anche quest’anno puoi destinare il 5 per mille dell’IRPEF a sostegno di organizzazioni no profit. Questa scelta non comporta una spesa per te essendo una quota d’imposta a cui lo Stato rinuncia.

Se non effettuerai alcuna scelta, il 5 per mille resterà allo Stato.

È davvero semplice:

  1. Cercare nel modulo della dichiarazione dei redditi lo spazio per la destinazione del 5 x mille dell’IRPEF
  2. Firmare nel riquadro “sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative sull’utilità sociale”
  3. Indica il codice fiscale di ANFFAS NORDMILANO: 94586610159

 

La scelta per la destinazione del 5 per mille, NON preclude la scelta per l’8 per mille, ovvero si possono fare tutte e due le scelte.

  • Hai un reddito solo da lavoro dipendente o da pensione?

Indica il nostro Codice Fiscale sul modello CUD, speditoti dal tuo datore di lavoro o dallo Stato e consegnalo in banca, alle poste o ad un Caf.

  •   Hai altri redditi oltre a quello da lavoro dipendente?

Oltre a presentare il modello 730, dovrai compilare un apposito modello (730-1 bis) indicando sempre il nostro codice fiscale.

  • Hai un reddito da lavoro autonomo?

Indica nel modello UNICO il nostro codice fiscale.

E’ INOLTRE POSSIBILE AIUTARCI CON:

Donazioni : saltuarie o continuative: con un contributo mensile aiuti una persona disabile a vivere in autonomia

Lasciti : nel tuo testamento ricordati di questa Anffas e sostieni i suoi progetti

Donazioni  in  memoria : ricorda una persona a te cara con una donazione a nostro favore, il suo nome sarà scritto nel nostro “albo d’onore”

Bonifici bancari : IBAN : IT74I0886532930000000170768

C/C postale n. 000049094121

 

LE ORIGINI DEL 5 PER MILLE

Nasce nel 2006 a titolo sperimentale, la normativa del 5×1000 che dà la possibilità al contribuente di destinare una quota pari a 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a enti non profit che rientrino nelle seguenti categorie:

  • sostegno del volontariato, delle onlus, delle associazioni di promozione sociale di altre fondazioni e associazioni riconosciute.
  • finanziamento della ricerca scientifica delle università.
  • finanziamento della ricerca sanitaria.

 

IL 5 PER MILLE OGGI

I destinatari del 5 per mille dell’Irpef sono le organizzazioni di volontariato e non lucrative di utilità sociale (Onlus), le associazioni di promozione sociale, le associazioni sportive dilettantistiche e le altre associazioni e/o fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, comma 1, del decreto legislativo 460/97, al sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza. Il finanziamento può essere anche a sostegno della ricerca scientifica e dell’università; della ricerca sanitaria, nonché al finanziamento delle attività che tutelano o promuovono i beni culturali e paesaggistici.

 

“PIANTIAMOLA” Progetto di ortocultura

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Il progetto nasce soprattutto dalla convinzione che lo spazio “orto” possa essere uno strumento educativo che coinvolge la persona da molteplici punti di vista: sostiene il rapporto uomo-natura, incentiva il movimento e l’attività fisica all’aria aperta, favorisce un’alimentazione e uno stile di vita salutare. Infine, può essere uno strumento divertente e interattivo per l’approfondimento di alcune materie, nonché, un’attività altamente educativa, partecipativa, operativa ed integrante. Negli orti-giardini sicuri, si trova o si ritrova la fiducia nelle proprie capacità a far vivere, crescere e curare un essere vivente, si sviluppa un metodo di lavoro, personale e condiviso, consentendo di raggiungere obiettivi mirati. Fornisce dunque nuove motivazioni e nuovi stimoli ed in questo senso, è in grado di dare un sostegno molto importante. Altrettanto importante è anche il lavoro di gruppo, che può facilitare la socializzazione, vincere il senso di inadeguatezza e di frustrazione che a volte emerge confrontandosi con i compagni nella didattica frontale seppur “individualizzata” . Un altro aspetto positivo di questo percorso è il fatto che oltre ad analizzare i vari aspetti che riguardano l’educazione ambientale ed alimentare, anche in chiave ecologica richiede una certa pianificazione, cura e responsabilità.

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Progetto Musica

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La musica scandisce e abita in varie forme i momenti e le attività educative di Arcipelago.

Vi sono quattro proposte nei percorsi:  Apriti Sesamo, Altri suoni, Quasi diesis, Favolando.

 

  • Apriti sesamo

E’ un attività di canto corale che coinvolge il PLC (Passi Lenti nel Castello, gruppo di ragazzi che compongono delle canzoni) e tanti altri utenti del centro. Livio scrive con i compagni i testi delle canzoni poi le musica,  i brani vengono successivamente condivisi con tutte le persone che frequentano il centro e diventano la colonna sonora  dell’Arcipelago.

Questo laboratorio educativo si apre spesso al territorio  e mette insieme tante realtà.  Di recente i protagonisti di questo laboratorio sono stati coinvolti in un concerto al Cinema Pax  con i supercori di Arsène DUEVI  e il suo quartet a Cinisello. I musicisti Giovanni Falzone, Roberto Zanisi, Tete Da Silvera Arsène Duevi e cento cinquanta Coristi tra cui venti utenti dell’Arcipelago hanno eseguito le canzoni di Livio Cattaneo. Tutta la struttura si è mobilitata per realizzare questo evento importante.

 

  •  Altri suoni

Propone un viaggio di scoperta di nuovi orizzonti e generi musicali a venti utenti. Si risale nel tempo alla genesi  del genere, si guarda la metamorfosi dei suoni e stile nella storia: I volti, le canzoni, gli autori, i gruppi noti. Il viaggio si conclude con dei momenti di ricerca e di ascolto delle musiche al Centro Pertini di Cinisello.

 

  • Il Quasi diesis

Il gruppo Plc (Passi Lenti nel Castello) allargato ad altri utenti si reca ogni anno alle scuole Paisiello per un percorso di teatro e musica con gli alunni delle medie. Il lavoro svolto viene portato in scena spesso nella settimana del Lions di Cinisello. Le parole e musiche e arrangiamenti sono farina del sacco dei partecipanti: gli alunni e i ragazzi dell’Anffas.

 

  • Favolando

Attività di creazione e racconto di fiabe rivolta alle scuole dell’infanzia, materne, e elementari.

I ragazzi dell’Anffas inventano delle favole e musiche fiabesche. Il lavoro viene arricchito e sviluppato insieme ai bambini. Si costruisce in condivisione una fiaba musicata. Tutto è possibile; non ci sono limiti alla fantasia. Ogni persona del gruppo fa accadere delle cose strane nel fantastico mondo del racconto. I rumori, i suoni strani con la voce, con il corpo ecc…

Concludiamo ogni anno gli incontri con uno piccolo spettacolo.

Il presupposto affinché avvenga la comunicazione, o meglio le basi per la nascita di una relazione tra due soggetti, è il linguaggio. L’operatore o l’educatore comunica e cerca di entrare in relazione attraverso un linguaggio alternativo a quello tradizionale. Le categorie classiche del linguaggio ovvero il parlato, lo scritto, ecc. sono a vari livelli compromessi a seconda della gravità della diagnosi della persona disabile mentale. L’operatore si trova spesso spiazzato; si dimena, rilancia il suo input, ascolta, ricompone e riorganizza il contenuto della sua comunicazione, cambia codice, riflette sulla risposta, aspetta, carica di senso il silenzio, guarda e scruta la persona in cerca di una risposta, di un indizio per capire, e quando arriva il feedback, il più delle volte si torna a capo. La musica si inserisce prepotentemente in questo quadro ermetico tra operatore e persona disabile mentale, un mezzo alternativo per aggirare e scavalcare il muro, e non solo, un mezzo, un opportunità per entrambi, un ponte per venire in contatto ed interagire per valorizzare la persona

Guardando alla persona, sono un educatore musicista e non un musicista educatore. 

La musica è un mezzo alternativo valido per perseguire dei fini educativi.
Il mio intento non è fare la musica fine a se stessa ed accanirmi, ma creare e stimolare una relazione per mezzo della musica. Destrutturare il linguaggio musicale ed essere in grado di cogliere al di là dell’altezza dei suoni la timida mano tesa della persona disabile verso di me. Trovare uno spazio che consenta alla persona di esprimersi, di venire fuori.

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Percorso Ufficio

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Spazio di lavoro che consente di acquisire le abilità necessarie alla gestione di alcune mansioni di ufficio, con particolare attenzione all’utilizzo del PC. In particolare gli educatori accompagnano gli allievi con l’obiettivo di:

  1. Sviluppare e consolidare  le competenze riguardo all’uso di dispositivi informatici in ambito di segreteria (avvisi, lettere, fotocopie).
  2. Gestire tabelle di consuntivazione e rendicontazione nell’ambito del progetti: “Case dell’Acqua” e “Catering Solidale”.
  3. Gestire il giornale on line di Anffas Nordmilano “Via Gran Sasso 56”.
  4. Progettare e sperimentare attività tradizionali attraverso mezzi tecnologici nuovi (utilizzo di strumenti multimediali).
  5. Coordinare il calendario delle feste/eventi in Cascina Pacchetti.

TEATRO

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I TEATRI DI ARCIPELAGO: ORMAI UNA STORIA

Da 15 anni Arcipelago propone i suoi laboratori teatrali rivolti sia alle persone con disabilità sia agli studenti delle scuole del territorio.

In Cinisello Balsamo sono attivi cinque laboratori:

Fiabe Fantalogiche è un laboratorio di creazione e narrazione di fiabe in collaborazione con la Scuola elementare Parco dei Fiori. I bambini di due classi terze ed alcuni ospiti di Arcipelago si incontrano per inventare e animare insieme le loro storie, pensate a partire dagli elementi più disparati ed a loro più vicini, come i nuovi mezzi di comunicazione, gli oggetti quotidiani, le cose che sentono ogni giorno.

Quasi diesis è invece l’attività di due gruppi integrati, di teatro e di musica, formati insieme agli studenti della Scuola media Paisiello e che lavorano su un tema comune per poi unirsi in un’unica performance.

Il laboratorio Il Piccolo giorno ci porta invece in una scuola superiore e coinvolge, oltre agli ospiti di Arcipelago, studenti disabili e non dell’Istituto Professionale Statale Eugenio Montale.

Da gennaio 2017 con il gruppo Il suono giallo abbiamo attivato una nuova collaborazione per un’attività di teatro integrato alle Scuole Professionali Mazzini.

A partire da febbraio 2017, lavoriamo con circa cinquanta studenti del Liceo Linguistico Casiraghi di Cinisello Balsamo, in un percorso di teatro e musica che consideri gestualità e sonorità legate alla parola.

A Sesto San Giovanni, poi, la nostra Compagnia della bugia lavora insieme agli utenti del Centro Diurno Disabili. Insieme a loro stiamo preparando performance in forma di happening, che portiamo nelle scuole del territorio coinvolgendo direttamente gli studenti nel lavoro.

Questi laboratori hanno la pretesa di portare qualcosa di nuovo e duraturo per partecipanti e per i contesti in cui operiamo. Questo significa anche andare al di là del laboratorio nonché riprendere e valutare periodicamente il senso del lavoro.

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Chiedersi “perche?”

Infatti, prima di tutto dobbiamo chiederci: perché fare Teatro nel nostro ambito di lavoro? Che senso ha? La ricerca di un senso dell’attività teatrale con la disabilità intellettiva si rinnova periodicamente, e periodicamente sarebbe opportuno e salutare porsela; del resto è una domanda forte, espressione di una consapevolezza che non si può solo credere ma che cresce ogni anno, ad ogni nuovo laboratorio. Che deve ritrovarsi come tramite, ogni volta diverso, perché la persona che lo desideri (condizione imprescindibile) possa osare una presenza nuova, viva, diversa da quella di ogni giorno. E questo con dignità e forza, due condizioni che richiedono forme teatrali concepite ad hoc e non il forzato adattamento delle persone alle forme più diffuse del teatro: quello dei copioni già scritti, dei costumi, delle scenografie e dei palcoscenici. I nostri lavori non partono mai da un testo o da una trama preesistenti, ma vanno componendosi, settimana dopo settimana con le idee, le parole, le storie nate dai partecipanti e con quei guizzi che durano un secondo e a cui bisogna aver la fortuna di assistere, per raccoglierli, svilupparli.

Il mio compito…

Allora il mio ruolo di operatore teatrale è quello di aprire porte, di accogliere e rispettare la presenza dell’altro nel laboratorio, costruendo proposte che fungano da contenitore, da invito, da ponte tra realtà sociali diverse ma senza pretendere che questi vengano utilizzati. Non sto rispondendo ad una sfida! Altrimenti, soprattutto in assenza di risultati a breve termine e di risposte esteriori la conduzione dell’attività si svuota di motivazione, oppure si trasforma in un accanimento volto a spremere dall’altro ciò che mi aspetto, che vorrei, che forse non riuscirà mai a manifestarsi o che magari, nella mia interpretazione, non c’è.     Cercare è qui un ascoltare nell’ammissione di una mancanza ed anche nel guardare la mancanza non come al nulla, accettato con bonaria rassegnazione, ma come ad un segreto. L’individuo (chiunque) portatore di un segreto, che magari può non essere svelato.

E’ qui che si apre la possibilità che qualcosa accada, che la ricerca di senso possa trovare delle risposte. Nello sguardo di chi si sente improvvisamente sorpreso per ciò che ha detto o fatto; in chi entra nel laboratorio molto prima dell’operatore e aspetta; di chi sta in silenzio, seduto a guardare, per due anni (ed è accaduto davvero) ma sceglie di essere presente; e poi nel volto di chi scopre di poter dire: “no”…

Teatro inclusivo? Teatro integrato?

Ma io il senso lo ritrovo anche nella fatica, che di anno in anno si rinnova, del costruire momenti di incontro tra persone che percepiscono e vivono il mondo in modo così diverso, come gli studenti di una scuola e le persone con disabilità intellettiva. Incontro che ancora non è inclusione o integrazione. Non basta mettere in contatto le diversità per dire di aver creato inclusione, ma abbiamo l’opportunità e la responsabilità di guidare i soggetti coinvolti verso un equilibrio, un senso, anche solo per lo spazio laboratoriale e vedere nascere relazioni di supporto, di considerazione e legittimazione delle peculiarità di ognuno, affrontando le difficoltà di una vicinanza non sempre facile e gradita.

Sono cose importanti e belle, che devono moltiplicarsi, proprio per costituire tasselli per l’apertura all’altro, con l’obiettivo del rispetto, senza nascondere o colpevolizzare il disagio, il fastidio e con la possibilità di leggere e manifestare con modi e strumenti adeguati le difficoltà dell’interazione.

Forse questo è già un passo notevole: imparare a vivere (e convivere) anche nell’indeterminatezza di un incontro con chi mi appare così lontano…

Comunque, in tanta variabilità, in tanta imprevedibilità, due principi rimangono fissi nei nostri laboratori:

1 – nessuno deve rimanere escluso da esercizi o giochi teatrali perché impossibilitato ad eseguirli per motivi fisici o cognitivi

2 – è necessario salvaguardare la dignità della persona durante la performance pubblica, anche frustrando le sue proposte

Per i partecipanti

Il laboratorio teatrale pretende di essere un tramite per consentire ai partecipanti un atto pubblico (che non coincide per forza con lo spettacolo) che valorizzi anche piccole caratteristiche non produttive, ma che appartengono alla sfera delle emozioni, dei desideri, delle paure, delle realtà fittizie. Il teatro diventa un’occasione, un’apertura, un invito. Per cosa?

  • per mostrare a sé ed agli altri di esserci, per sperimentare modalità inusuali di agire e di rapportarsi con l’altro. Giochiamo molto con gli atteggiamenti extra quotidiani, con un fare “strano” per cercare di uscire per un momento dagli schematismi che ogni giorno perpetuiamo inconsapevolmente. Anche perché sta qui, con un po’ di fortuna, la possibilità di percepirsi e di creare qualcosa.
  • per avere la possibilità di proporre e controllare il proprio lavoro.
  • per sentirsi legittimati a dire di no. Nella stanchezza o nel fastidio di proposte imbarazzanti.
  • per trovare uno spazio di parola che vada al di là del lavoro teatrale.
  • per comprendere, finalmente, che possiamo osare, possiamo scegliere senza il timore di essere giudicati o soverchiati dall’altro.

In tutto questo, i confini del laboratorio hanno dimostrato di potersi effettivamente dilatare, fino a coinvolgere l’intera quotidianità nel servizio. L’emersione di attitudini e tratti che si credevano ormai sopiti o che non si sospettavano, permette, attraverso la narrazione in equipe, di riconsiderare la persona sotto una nuova luce, che influenza i rapporti con gli educatori e gli altri utenti.

Verso lo spettatore

Per lo spettatore vogliamo che il nostro teatro rappresenti un punto di vista. Il punto di vista di chi vede le cose in un modo che non può essere quello della normalità e che non chiede di esserle assimilato imitando un teatro che non gli appartiene. E’ difficile rendere in poche parole la fatica e l’aspettativa celate in un gesto semplice, in un minuto di scena, in quattro frasi dette di gola. E’ una fatica che non chiediamo di comprendere (si può solo intuire) ma di fare, provando ad immaginare il mondo visto con gli occhi di chi sta sul palco. Un esercizio impossibile ma un’ottima ginnastica.

Edgar Contesini

Progetto Peter Pan

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Spazio di riflessione condivisa sul tema delle emozioni all’affettività e sessualità  

Esistono molti modi possibili e diversi di parlare e di attribuire significato alla sessualità e all’affettività.

Primo tra tutti: valorizzando la soggettività di ciascun individuo e trovando insieme degli spazi significativi per esprimerla.

Al fine di scoprire o restituire alla persona con disabilità intellettiva o relazionale spazi di soggettività possibile non possiamo reprimere eventuali comportamenti problematici ma promuovere l’acquisizione di nuove competenze e abilità.

Il terreno di lavoro è quello delle risorse emotive che se valorizzate possono essere efficacemente messe a disposizione anche nell’apprendimento di altre competenze.

Ogni buon intervento non deve proporsi di regolare un comportamento quanto piuttosto di aiutare la persona a trovare i significati migliori per la propria vita ed esprimerli attraverso modalità comportamentali e linguaggi che possano rappresentare un’occasione di crescita anziché di disagio.

Laboratorio di cucina

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Il laboratorio di cucina si pone una finalità solo parzialmente didattica (apprendimento metodico dei procedimenti) ma perlopiù creativa: sperimentarsi nella combinazione creativa di ingredienti dando vita a piatti non tradizionali caratterizzati dall’accostamento di sapori apparentemente contrari. I partecipanti contribuiscono attivamente all’intero processo: dalla scelta degli ingredienti principali, all’ideazione della ricetta e alla sua realizzazione. Finalità implicita del percorso è una ricaduta positiva sul senso di autoefficacia dei partecipanti.

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PROGETTI D’ARTE E DI VIAGGIO

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Progetti d’Arte è un laboratorio, un generatore di energia creativa, che trasforma le esperienze in  processi di espressione.

Le attività proposte perseguono l’obiettivo di rendere visibili le esperienze  attraverso i linguaggi dell’arte: l’opera è un racconto che fissa un istante  di esistenza e la consegna allo sguardo, stabilendo un legame tra chi l’ha ideata e chi ne fruisce.

I percorsi del laboratorio sono uno strumento per lo sviluppo e la crescita di differenti forme di comunicazione che rappresentano l’obiettivo più importante e l’elemento fondamentale delle attività proposte.

Ogni singolo progetto è soggetto a una continua valutazione e ridefinizione che coinvolge l’intero  gruppo di lavoro e si realizza in stretta connessione con il territorio e con le occasioni che propone.

Alla rete consolidata dei rapporti con le realtà del territorio si aggiungono le suggestioni e le proposte più ampie che esprimono concretamente il desiderio di partecipare, di includersi e di lasciare il proprio segno.

I percorsi nascono da una curiosità, da un accenno raccolto dagli educatori e trasformato in viaggio, altro aspetto rilevante delle proposte di lavoro.

 

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”

                                                                                                            Marcel Proust

 

Il tema del viaggio è un aspetto nodale del laboratorio, perché permette la scoperta, l’appropriarsi di nuovi modi di percepire. Allontanarsi dal conosciuto pone una distanza anche da sé, da ciò che si rappresenta per il proprio contesto e dalle relazioni che in esso si giocano, permettendo alla persona di misurarsi con altre abilità possedute e con altre realtà.

Nel nostro caso il viaggio è un percorso educativo che prevede un’organizzazione accurata capace di porre  sul medesimo piano previsto e imprevisto, obiettivi valutabili e possibilità di misurarsi in spazi non definiti, non costruiti in modo specifico,  spazi senza il governo di altri.

PROGETTO FOTOGRAFIA

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J-PEG

Nell’ambito della disabilità la capacità di espressione attraverso i codici sensoriali tradizionali è messa in difficoltà dalla gravità dell’handicap. Il significato dato all’immagine è spesso oscuro e incomprensibile agli occhi dello spettatore in quanto il processo psichico che sta dietro segue un percorso fuorviante rispetto ai canoni di lettura tradizionali. La percezione della realtà e la sua rappresentazione sono il sesto senso a cui le persone coinvolte nel progetto attingono.

La fotografia funge da canale di comunicazione privilegiato laddove la parola stenta a dare un senso al vissuto personale.